Piercesare Rivoltella – Univ. Cattolica del S.Cuore

 EPISODI DI APPRENDIMENTO SITUATO TRA REALE E VIRTUALE

  Se gli amici americani hanno rivoluzionato la didattica con la Flipped Classroom, anche in Italia c’è chi lavora in maniera originale sull’apprendimento digitale, costruendo possibili metodi per lavorare quotidianamente con le nuove tecnologie.
Nella fattispecie da un’intuizione di Pier Cesare Rivoltella sono nati gli EAS, Episodi di Apprendimento Situato, un interessante metodologia che fornisce ai docenti un framework molto semplice per poter lavorare con tablet e computer di ogni sorta in classe.

Massimo Ferrari – Politecnico di Milano

 IMMAGINARE LA SCUOLA DEL FUTURO

L’architettura vive nel presente immaginando il futuro. Spesso gli architetti, con i loro progetti utopistici quanto reali, sono gli unici che ancora oggi possono immaginare di modificare usi e modi consueti di vita, ridiscutere ragioni radicate nella tradizione, proporre nuove strade a favore di un futuro migliore. La capacità di essere interpreti della Società che ci è chiesto di rappresentare in forme costruite è da sempre alla base del nostro lavoro; in fondo è la Società stessa a porre le domande a cui l’architettura deve dare risposta con onestà. Questa ferma interpretazione vive però di due necessarie qualità convergenti, da una parte la ricerca di una profondità e conoscenza crescente legata alle ragioni proprie del tema da discutere dall’altra l’idealità di poter immaginare luoghi adeguati alla vita delle persone ancor prima che spazi normativamente corretti o tecnologicamente efficienti.

Il tema dell’istruzione, nella sua traduzione architettonica rappresentata da istituti scolastici di ogni ordine e grado, è uno degli argomenti al centro della nostra contemporaneità tanto politica quanto civile. Nel corso del Novecento, fino ai nostri giorni, l’architettura per le scuole ha anticipato, seguito, alle volte in-seguito, trasformazioni sociali, riforme ministeriali, proposte educative, ha da sempre scandito sottovoce la storia del nostro paese. Allo stesso tempo i molti progetti per le strutture scolastiche, dagli asili alle università, hanno saputo scrivere brani importanti della storia dell’architettura non solo nazionale rivoluzionando principi consolidati in nome di un’idea vera d’insegnamento, libera da ogni vincolo pretestuoso.

Aule e corridoi, nelle parole di Aldo Rossi che affondano le radici nell’avanguardistica stagione comasca, luoghi per la formazione, dove il rapporto tra gli spazi collettivi e gli spazi singolari, la forma propria dei luoghi dell’insegnamento, la più adeguata idea didattica, costituiscono l’ossatura di un possibile confronto continuo tra i modi di insegnamento e gli esempi in architettura che li hanno meglio interpretati a partire dalle sostanziali letture pedagogiche del Novecento da Rosa e Carolina Agazzi a Maria Montessori fino a Loris Malaguzzi e Mario Lodi,

Il caso italiano racconta per questo una storia originale, il legame forte o comunque l’interesse diffuso, l’attenzione costante alla ricerca applicata derivata dagli studi pedagogici, ai suoi maestri, ai riconoscimenti internazionali, arricchisce un approfondimento dei temi propri della composizione degli edifici che diviene in parallelo ricerca del valore dell’educazione e degli spazi a essa adeguati. Già all’inizio del secolo scorso Maria Montessori, riferendosi ai luoghi dell’apprendimento, scriveva: “L’educazione è un processo naturale effettuato dal bambino, e non è acquisita attraverso l’ascolto di parole, ma attraverso le esperienze del bambino nell’ambiente.”, ancora Loris Malaguzzi, molti anni dopo sottolineava: “L’atelier (…) ha prodotto un’irruzione eversiva, una complicazione e una strumentazione in più, capaci di fornire ricchezze di possibilità combinatorie e creative tra i linguaggi e le intelligenze non verbali dei bambini”, fino a Mario Lodi, che alla metà degli anni settanta scriveva della necessità di “realizzare una comunità in cui i bambini si sentano uguali, compagni, fratelli”. Ambiente, atelier, comunità, segnano in architettura altrettante possibilità di una ricerca ancora in corso, spazi fisici o forme figurate che con forza centrifuga riescono a generare a partire dall’interno gli edifici scolastici nella propria complessità.

Ma è forse l’aula, il modulo minimo a rappresentare questa forza generativa centrifuga, il carattere più domestico e allo stesso tempo autentico dell’edificio per l’istruzione, il germe più profondo del cambiamento possibile nel modo di imparare e insegnare in futuro. Ancora un esempio antico ci fa da guida. Il modello americano della scuola a un’unica classe –one room school- esportato poi in molti altri paesi tra cui l’Austria la Germania, l’Australia, l’Irlanda, rappresenta un orizzonte figurativo più che un obiettivo della formazione, una suggestione singolare come la sua unicità denuncia. Queste piccole scuole rurali costruite alla fine del 1800 immerse nella natura non lontano dal centro cittadino erano composte da un’unica aula e dai pochi luoghi necessari alla vita scolastica compressi nella loro misura minima: una scala, un ingresso, la stanza dell’insegnamento, i servizi; una sola classe per bambini di diverse età, un solo insegnante per imparare a leggere, scrivere, contare, la storia e la geografia. Piccoli edifici dalle forme elementari che spesso nell’immaginario collettivo sono diventati il centro della comunità.

Pensare la scuola del futuro non è quindi uno slogan ma la riproposizione nel presente di quegli esempi centrali, quei picchi di sintonia tra le discipline che punteggiano il secolo scorso. Significa –ancora– sicuri della capacità critica del confronto, credere a una generazione di architetti ben consapevoli e capaci di affrontare e far progredire la qualità dell’architettura italiana. All’interno della mostra “Di ogni Ordine e Grado. L’architettura della Scuola” inaugurata di recente in diverse sedi della città di Como, abbiamo invitato dodici architetti italiani, appartenenti alla medesima generazione, a immaginare e rappresentare la loro idea di aula per il futuro; dodici aule differenti per forma, carattere, colore, rapporto con la luce o con la natura, che nella generalità dei principi compositivi rimandano ad altrettante idee di scuola, le immagini che seguono mostrano le diverse declinazioni di una ricerca comune.

 

ANDREA CECILIANI

Vivere il corpo nello spazio-tempo

Partendo dall’importanza della relazione e valorizzando l’espressione dell’intelligenza individuale, nella continua interazione con l’ambiente, si intende richiamare gli aspetti legati al corpo, al movimento, al gioco, all’assunzione della regola, alle percezioni del bambino e alla strategia di Outdoor Education, come possibili sostegni qualitativi all’azione educativa nella scuola dell’infanzia. Gli aspetti teorici introduttivi, seguiti dall’esposizione di alcune esperienze educative realizzate nella scuola dell’infanzia, cercano di fornire suggestioni accattivanti per rilanciare il coraggio di educare, insieme ai genitori, portando il bambino nella “zona di sviluppo prossimale”.

 

FRANCESCO SGRÒ

Edu-Exergames: storie di videogiochi a supporto dei processi di apprendimento in educazione fisica 

 L’intervento intende discutere dei risultati di una ricerca condotta in una scuola primaria italiana in cui tecnologie di tipo entertainment (gli exergames) sono state utilizzate in Esperienze di Apprendimento Situato (EAS) progettate per il miglioramento delle abilità motorie fondamentali.

 

PATRIZIA TORTELLA
Progetto Primo Sport 0246:  parco giochi e “affordances” (possibilità di azione) per lo sviluppo motorio e cognitivo dei bambini/e in età prescolare.

Le ricerche evidenziano che carenza di competenze motorie e di conseguente attività fisica, nella società attuale, predispongono a patologie fisiche e a difficoltà nei diversi aspetti dello sviluppo. E’ possibile creare ambienti di apprendimento e spazi per favorire e promuovere migliori condizioni per lo sviluppo dei bambini e delle bambine in età prescolare? Partendo dai dati della letteratura vengono presentati alcuni studi realizzati in ambienti interni ed esterni, che evidenziano il fondamentale ruolo di ambiente e contesto, in un’ottica ecologica di sviluppo.

 

CLAUDIO LARCHER
Scuola, Design e Solidarietà

Il rapporto tra scuola e design in particolare per il Sud del mondo attraverso il racconto del progetto Hispaniola

 

MONIKA FIKUS

Bedingungen für das Gelingen einer bewegten Schulkultur – Erfahrungen aus Deutschland

 In den 1980er Jahren begannen die Diskussionen um das Thema „Bewegte Schule“ in Deutschland. Seit dem  wurden verschiedene Konzepte entwickelt und erprobt. Am Anfang standen kompensatorische Modelle, die Bewegung in der Schule mit dem Ziel verfolgten, SchülerInnen einen Ausgleich zur sitzenden Tätigkeit zu ermöglichen. Heute ist das Ziel eine bewegte Schulkultur zu etablieren, die von Bewegung im Fachunterricht bis zur Einbeziehung des lokalen Umfeldes reicht. Je übergreifend die Modelle werden, desto aufwändiger sind sie in der Umsetzung, da immer mehr Akteure innerhalb und außerhalb der Institution einbezogen werden müssen. Daher ist jetzt notwendig die institutionellen Hindernisse und die Vorbehalte der Akteure genau zu ermitteln und für die Schulen partizipative Verfahren zu entwickeln, die die Entwicklung an jede einzelnen Schule ermöglichen können.

 

 DIETHER BREITHECKER
„einfach bewegen(d)“ Bildungsräume brauchen Raum für Bewegung

 Der Vortrag zeigt die grundsätzliche Wertigkeit von regelmäßiger körperlicher Aktivität (Bewegung) für ganzheitliche Entwicklungsprozesse auf. Unter Einbezug des Körpers entdecken junge Menschen selbstwirksam und erkundend ihre räumliche Umgebung. Gerade in diesem Kontext werden schulische Räumlichkeiten in ihrer Bedeutung für ganzheitliche Lern- und Entwicklungsprozesse unterschätzt. Sie sollten so gestaltet sein, dass bewegende Unterrichtsmethoden und Organisationsformen die Lernmotivation unterstützen. Dazu braucht es auch ein auf den Raum abgestimmtes Einrichtungskonzept, welches die differenzierten Lernszenarien bedarfsgerecht und unter ergonomischen Anforderungen unterstützt. Eine uniforme Einrichtung kann diesem Anspruch nur ungenügend Rechnung tragen. Schüler mit unterschiedlichen Körpergrößen, unterschiedlichen psychomotorischen Bedürfnissen sowie bevorzugten Arbeitsweisen erfordern eine diversifizierte Ausstattung mit flexibler Nutzerfreundlichkeit an unterschiedlichen Lernorten.

Dr. Dieter Breithecker ist Leiter der Bundesarbeitsgemeinschaft für Haltungs- und Bewegungsförderung e. V., Wiesbaden und Projektleiter der Initiative „einfachbewegend“

 

ERIC SIDOROFF

Medien machen Räume auf.
In der Museumspädagogik und Ausstellungsszenografie werden digitale Medien und räumliche Inszenierungen schon lange eingesetzt, um mit den BesucherInnen aktiv in Kontakt zu treten. Auch wenn die Voraussetzungen in diesen informellen Lernräumen nicht genau die gleichen sind, wie in formellen Lernumgebungen, so lassen sich dennoch neue Möglichkeiten und Qualitäten erkennen. auch ein mit einfachsten Mitteln szenografisch umgestalteter Raum schafft neue Perspektiven auf Vermitteltes, nichtlineare Narrative geben die Möglichkeit eigene Erfahrungswelten mit dem Vermittelten zu verknüpfen und virtuelle Medien eröffnen den Einblick in verborgene Realitäten.

 

SFEFFEN KAZ

 Design als Chance für Bewegung